Justizze.

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Justizze. Art. 67 LStrI

Tribunale amministrativo federale

Cittadino italiano con nove condanne penali in Svizzera e in Italia per stupefacenti, guida in stato di ebbrezza e violazioni della normativa sugli stranieri: divieto d'entrata di dieci anni confermato per grave minaccia all'ordine e alla sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStrI)

Data
31.03.2021
Numero d'incarto
F-4520/2019
Corte
Abteilung V (Asylrecht)
Esito
Respinto

Norme determinanti

Art. 67 LStrI Art. 96 LStrI Art. 1 ALC Art. 3 ALC Art. 4 ALC Art. 5 ALC Art. 6 ALC Art. 8 ALC Art. 8 CEDU Art. 90 LCStr Art. 91 LCStr

Riassunto

Un cittadino italiano, già soggiornante in Svizzera e sposato con una cittadina UE titolare di permesso C residente in Ticino, ha subito numerosi provvedimenti penali in Svizzera e in Italia tra il 1989 e il 2015, tra cui condanne per traffico di cocaina, guida in stato di ebbrezza e ingressi illegali nonostante un divieto d’entrata già in vigore. Dopo la revoca di tale divieto nel 2010, ha ottenuto un permesso B, decaduto nel 2016. Nel 2019 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha imposto un nuovo divieto d’entrata di dieci anni, motivandolo con una grave minaccia all’ordine e alla sicurezza pubblici. Il ricorrente ha impugnato il provvedimento chiedendone l’annullamento o la riduzione a due anni, invocando il diritto alla vita familiare e la proporzionalità della misura.

Il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso e confermato il divieto d’entrata di dieci anni. Ha ritenuto che il ricorrente rappresentasse, al momento della decisione del 23 luglio 2019, una grave minaccia attuale ed effettiva per l’ordine e la sicurezza pubblici sotto tre profili: la circolazione stradale, avendo commesso reati di guida in stato di ebbrezza con alcolemia tra 0.69 e 1.26 g/l e presenza di cocaina, con conseguente rischio serio per la vita altrui; la sicurezza migratoria, avendo deliberatamente violato il divieto d’entrata del 2004 in più occasioni nel 2005 e 2006; e la salute collettiva, avendo accumulato nove condanne penali tra Svizzera e Italia per reati in materia di stupefacenti, inclusa una condanna italiana a quattro anni e due mesi di reclusione senza condizionale per detenzione e vendita illecite di sostanze stupefacenti, con quantità significative di cocaina (253,9 g trasportati nel 2001). La giurisprudenza costante ha riconosciuto che tali fattispecie, specialmente in combinazione e con persistenza nel tempo, configurano una minaccia qualificata ai sensi dell’art. 67 cpv. 3 LStrI. Per quanto riguarda la proporzionalità, il Tribunale ha valutato che l’interesse pubblico a prevenire ulteriori reati prevale sull’interesse privato del ricorrente a vivere con la moglie in Svizzera, poiché quest’ultima potrebbe trasferirsi in Italia, dove il fabbisogno esistenziale è notoriamente inferiore e dove entrambi percepirebbero comunque le loro rendite di vecchiaia esportabili ai sensi dell’art. 8 lett. d ALC, mentre le prestazioni complementari svizzere, pur perdute, corrispondono a un costo di vita specifico della Svizzera. Le spese processuali di fr. 1'200.– sono state poste a carico del ricorrente. La decisione è nota per aver confermato, sulla base di una consolidata giurisprudenza, che la gravità qualificata della minaccia può derivare dalla continuità e dalla persistenza di reati gravi su un arco temporale pluridecennale, anche in assenza di recidive recenti, purché non vi sia alcuna prognosi favorevole di cambiamento del comportamento.

Regesto

Divieto d'entrata

Sentenza originale presso il tribunale ↗

Riassunto, esito e norme determinanti sono rilevati automaticamente e possono contenere errori. Fa stato la sentenza originale. Nessuna consulenza legale.

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